Il volo aulico di un'istanza reiterante

scritto da Insideyou
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Testo: Il volo aulico di un'istanza reiterante
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Quando affiora il ricordo nella coscienza del pensatore, è sempre l'eco del finito che si agita nei meandri della mente: trattenerlo per riviverlo crea la dipendenza dal passato, dove vige l'illusione spenta dello sperimentatore, che ben presto si accorgerà, come ogni volta al rinsavimento, che non si può mai mettere la vita in una cosa che è morta.

Il pensiero, un archetipo del passato, è infatti sempre schematico e finito, del resto come la stessa mente meccanica e divisiva da cui proviene. In quella mente, lo schema ancestrale del pensare, addotto fondamentalmente per auto proteggersi, è nell'immagine di sé stesso che si identifica poi nel corpo, nell'entità del pensatore e nella realtà di colui che pensando, gli garantisce continuità e prosieguo con l’esperienza: questa manifestazione reiterante, cosciente ma conflittuale, disordinata, caotica, separativa ed isolante, sei proprio tu, ovvero ciò che chiami "io".

L'incapacità di vedere l'intero rende l'io sempre parziale, limitato, finito e debordato da un inizio ed una fine: ecco perché io separa le cose, gli eventi, sé stesso in parti, sé stesso dall'altro, dal mondo e dalle stesse realtà che inventa per proteggere la sua identità costituendosi sempre come un osservatore di esse.
Del resto, esso stesso è una parte in movimento nel tempo manifesto di quelle realtà, esso stesso è un processo impermanente alla ricerca di permanenza assoluta ed esso stesso è il fenomeno frammentario delle memorie umane in scissione alla deriva che si sforzano di riunirsi proprio attraverso lui.

Ma le parti non potranno mai ricongiungersi per formare l'intero, per tale ragione io non potrà mai andare oltre la percezione della sua esistenza: è possibile allora finire questa iterazione materiale senza però morire fisicamente?

Questa è la domanda da porsi, non tentare di esistere oltre il sé o illudersi di diventare qualcosa in un fantomatico domani, altrimenti c'è sempre il reiterare di una coscienza che esiste certo, ma pur sempre nelle dimensioni e nei volumi vasti, limitati e materiali della memoria umana. Del resto l'universo è in te, la divisione tra uomo e donna è in te, la divisione in razze, nazioni, religioni, stati e società è in te, la realtà è in te, il mondo stesso è in te, tu sei tutto questo e tutto questo sei tu, proprio perché sei tu a proiettarlo e a rappresentarlo nella realtà del pensatore in cui sei fortemente identificato ed in cui pensi di dimorare quando sei cosciente.
Dentro te c'è il finito, il limite e la misura, ma solamente oltre te ed allo stesso istante senza te, c'è lo spazio immenso, atemporale ed illimitato dell'incommensurabile: una sorgente di gioia inesauribile.

Pertanto ogni volta che sei conscio sei sempre ad un passo, proprio ad un passo appena, dall'immensità: non rimanere più dunque un'istanza che si ripete, fai dispiegare nella tua fine le dirompenti ali della libertà interiore; esse addurranno nell'essere innocente il volo aulico dell'istanza reiterante verso l'amore vero, puro, unico ed incondizionato dell'integrità.

Il volo aulico di un'istanza reiterante testo di Insideyou
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